مسجد الرفاعي
Guarda attraverso la piazza: la moschea di al-Rifa'i sta di fronte alla moschea del sultano Hassan. Nacque nell'Ottocento come contropunto della vicina, sorta nel XIV secolo. Il sole gioca sulle sue pareti di pietra intagliata, i minareti si stagliano sulla piazza aperta, e nell'aria resta un eco lieve.
A volerla fu Hoshiyar Hanim, la madre del chedivè Ismail. Voleva un luogo che onorasse il santo sufi Ahmad al-Rifa'i e custodisse le tombe della sua famiglia. L'architetto Hussein Pasha Fahmi avviò i lavori, e sotto il chedivè Abbas Helmi II il cantiere giunse al termine. Entrarono allora marmi europei, e con loro il primo impiego del cemento in un monumento islamico d'Egitto. Dietro quei materiali c'è un programma: modernizzare il Paese senza cancellarne le radici spirituali. Dentro, la vasta sala di preghiera brilla di luce soffusa, e i pavimenti di marmo restano freschi sotto i piedi. La cupola segue il gusto mamelucco rinato, che richiama la gloria medievale della città.
Tra le tombe riposano il chedivè Ismail, la madre che aveva voluto tutto questo, e gli ultimi re Fuad e Faruq. Accanto a loro trova posto Mohammad Reza Pahlavi, l'ultimo scià di Iran. Per questi sepolcri reali molti la chiamano la moschea Reale. E quando ti volti di nuovo, il dialogo continua: due luoghi di fede si guardano attraverso cinque secoli.
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