Institut d'Art et d'Archéologie
A Parigi, l'Institut d'Art et d'Archéologie, noto anche come Campus Michelet, si riconosce per le facciate di mattoni rosso acceso. La fornace Gournay di Vitry-sur-Seine cuoce i mattoni che rivestono una struttura in cemento armato. La costruzione va dal 1924 al 1932 su progetto dell'architetto Paul Bigot.
Lo stile è eclettico e mescola la Rinascenza toscana con il Palazzo Ducale di Venezia. Ci vedi una sinagoga, un hammam o perfino l'Alhambra di Granada. Lungo l'esterno corre un fregio in terracotta rossa dedicato alla storia dell'arte. Sono lì i doccioni leonini di Himera, brani del fregio del Partenone e sculture dell'antico Egitto, dell'Assiria e di Angkor Wat. Raymond Subes firma le opere in metallo: le sue porte intrecciano motivi di epoche diverse dell'arte. La biblioteca pionieristica voluta da Jacques Doucet nasce nel 1908 e trova qui la sua prima sede. Con gli anni la collezione passa alla Bibliothèque nationale de France e dal 1997 la sostituisce la Bibliothèque Michelet.
Dichiarato Monument historique nel 1996 e restaurato a fondo negli anni Duemila, l'edificio resta innanzitutto un luogo di studio. Accoglie il dipartimento di arte e archeologia della Sorbonne e la scuola di storia dell'arte di Paris 1 Panthéon-Sorbonne. E il fregio continua a insegnare: riproduce in terracotta le sculture che gli studenti studiano al suo interno.
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